Hypokrites

Hypokrites

Zoologia Fantastica

Zoologia FantasticaFantasie e divagazioni sulla scia di emozioni vissute.

Un orologio umano di una strabiliante architettura ad ogni scansione lascia scivolar giù una foglia autunnale quasi a designare il trascorrere delle stagioni e la caducità delle cose.
D’improvviso ritorno bambina con una mia zolla di terreno trafugata in giardino: foglie, terriccio, fuscelli, tutto sembra immobile, ma io so che non è così, che ovunque c’è vita, basta aspettare e saper guardare.
Improvvisamente qualcosa si muove, nasce dal terreno sotto i miei occhi sgranati che osservano esterrefatti e carichi di meraviglia.
Lentamente emerge, si srotola da presunta posizione fetale, prende forma, si muove come solo lui può fare, vive di una vita propria che è solo ed unicamente sua…respira…
Respiri straordinariamente singolari che nulla sembrano avere di umano, se non la metafora di uno squarcio di vita emozionale, sia essa rabbia, paura, orgasmo.
E proprio i respiri, i suoni cambiano di colpo lo scenario: sono immersa totalmente con la testa in acqua, nel mio mare che fu, e in apnea cerco di distinguere i rumori ovattati, i gorgoglii, il canto di antiche sirene.
Anche il tempo elogia la vita scandendo ogni nascita con magici rintocchi.
Giochi di luci, immagini, suoni, figure mitologiche che l’una dopo l’altra ripopolano la mia fantasia, immaginario meraviglioso e surreale di una ragazzina che parlava con gli alberi e con le formiche, ma, suo malgrado, non riusciva a comunicare con gli uomini.
Ecco i ruoli, le immagini, le finzioni che si rovesciano: la bestia è l’uomo e l’uomo è la bestia.
Gli animali fantastici altro non sono che latori formali di un'idea ad essi sottesa, metafore viventi di caratteri, vizi, passioni che assumono valenze umane.
Questi mediatori dell’invisibile si rivelano espressioni fisiche di conflitti psichici e cercano di smascherare con il loro simbolismo il problema centrale dell’uomo.
In ogni gesto, infatti, e in ogni respiro sembra di poter cogliere un messaggio esplicito; un dialogo che si esplica attraverso il linguaggio del corpo, la gestualità, le movenze, i suoni che emettono.
Le persone, invece, in un incredibile scambio di ruoli, perdendo di vista l’uomo in quanto tale, si trasformano in bestia, isolate nel loro microcosmo di solitudine e di linguaggi incomprensibili fino ad arrivare al caos totale, una torre di babele ricostruita all’ombra di un assurda mitologia.
Nel caos anche il tempo si ferma e tace.
…e, come sempre, come da un copione atavico e assiomatico, dopo la tempesta la quiete.
E nella pace assoluta l’animale-uomo, diviso e spaccato in sfaccettature tra di loro divergenti, in un gesto estremo di libero arbitrio, ricerca la sua pienezza ritrovandola soltanto nel nulla nel quale si dissolve.
Così queste strane, ma familiari figure, dolcemente, timidamente si ricongiungono all’uno, dove  l’uno è rappresentato da questa immagine che già da tempo aleggiava sulla scena, grandiosa nella sua fermezza, un ritorno alla madre natura che è uomo e donna e con due enormi ali al posto delle braccia tutto avvolge.
Se avessimo il coraggio di ascoltare i personaggi di questa zoologia fantastica, invece di limitarci a guardarli come semplice e nuda rappresentazione scenica, se avessimo il coraggio di entrare in comunicazione con loro, essi si trasformerebbero in superbi maestri di vita sulla via che conduce alla scoperta di sé.

Donatella De Bartolomeis