Hypokrites

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Intervista a Bluarte

Incontriamo l’attore, regista di teatro Enzo Marangelo, dai palcoscenici di Belluno, Roma, Napoli, Salerno, Avellino, Bari, Messina, Milano, Trento, Verona, Bolzano, Rovereto, Napoli, Pesaro, Macerata, Palinuro per il Festival Internazionale “Dialoghi Mediterranei ed altri mari”, a fondatore della compagnia teatrale HYPOKRITES.


Il teatro ci ha sempre rappresentato l’espressione della società, qual è quella rappresentata da Enzo Marangelo?

Credo in un teatro che sia metafora istintiva e visionaria della proteiforme quotidianità.


Dal teatro della crudeltà di Antonin Artaud, alla drammaturgia di Bertolt Brecht, dal teatro dell’assurdo di Samuel Beckett, alle commedie di Luigi Pirandello, dalla drammaturgia di Eduardo De Filippo, al teatro sperimentale di Giorgio Strehler , dove si colloca l’attore Enzo Marangelo?

Il ruolo di attore in questi ultimi anni non mi affascina più come agli inizi. La regia invece mi coinvolge e mi realizza sempre di più, ma se proprio dovessi scegliere, direi Beckett per i suoi contenuti sempre attuali.


Secondo lei come viene recepito il teatro d’avanguardia?

Direi che quando non lo si evita lo si guarda sempre con scetticismo. Questo è dovuto alla massificazione e alla pigrizia intellettuale della gente e in minima parte a chi fa teatro per passatempo o per moda, senza rispondere ad una vera motivazione artistica. Fa paura guardare avanti verso il futuro. In ogni caso è sempre meglio un tentativo di ricerca anche non riuscito che una finta e retorica rappresentazione di teatro classico.


Lei ha fondato la compagnia HYPOKRITES, ha una propria sede? L’ amministrazione comunale è vicina alla cultura?

Si, nell’ 1994. La sede - teatrino è stata ricavata dal pian terreno della mia casa paterna.
Quanto all’amministrazione comunale di Solofra, solo l’attuale assessore alla cultura Michele Vignola ci è stato accanto condividendo e sostenendo l’ultimo progetto: “Orizzonti creativi”, eventi artistici a contatto con la natura tra poesia, danza, musica e teatro, eventi svoltesi a solofra dall’alba al tramonto. Comunque credo che la politica non sia più la risposta sociale alle problematiche civili per migliorare la qualità della vita di ognuno di noi, sia nei piccoli centri che nelle metropoli.


Nella sua esperienza ventennale, cosa vuol dire fare teatro al Sud?

Scalare cumuli d’immondizia.


Nella sua attività artistica, ripensando agli inizi, cosa non rifarebbe?

Ho assecondato in pieno la mia passione per il teatro. Rifarei tutto.


Una volta sul palcoscenico, cos’ è importante per un attore, qual è il suo pensiero al di là della recitazione?

Sulla scena l’attore non può e non deve pensare ad altro se non a vivere la dinamica dello spettacolo, seguire la chiave di lettura registica, cercare di rendere con scrupolosa disciplina il lavoro di ricerca svolto durante le prove, avere una concentrazione aperta agli imprevisti che uno spettacolo in tempo reale può riservare.


Il palcoscenico riesce a trasmetterci la realtà?

Il palcoscenico dovrebbe trasmetterci la realtà come una metaforica lente d’ingrandimento. Non sempre, però, accade. Quando vi riesce è il linguaggio artistico forse più completo, comunicativo e sconvolgente che la natura umana abbia potuto concepire.


Lei ha interpretato la poesia sulle note di jazz, l’esperienza, potrebbe avere uno sviluppo teatrale?

L’esperienza si è tradotta nell’incisione di un cd “Le note richiamano versi” (Abeat Records) che è stato molto apprezzato dalla critica e recensito positivamente anche in America. In realtà l’idea di fondo era già teatrale essendo stata generata da me, come attore e regista, da Domenico Cipriano, come poeta, e da Enzo Orefice, come pianista e compositore delle musiche.


C’è voglia di teatro fra i giovani?

Penso proprio di no. Perché i giovani non devono pensare, devono consumare. Essere ricettacolo di alcool, mode e tendenze vanesie, sperimentatori di nuove droghe, abitanti di locali asettici, piloti di viaggi senza ritorno, comparse e protagonisti di fiction e reality, arrampicatori sociali ed intellettuali, manager ed imprenditori improvvisati e ostaggi di banche corrotte. Insomma, merce di scambio di lobby politicizzate. Si dice…non bisogna generalizzare. Preferirei essere smentito all’istante se ci fossero intenzioni ideologiche diverse da quelle citate.

 

Prima di salire sul palcoscenico, cosa dice agli attori della sua compagnia?

Di ricordare le motivazioni che li hanno spinti a fare teatro, di darsi senza reticenze allo spettacolo ed al pubblico.

 

E al termine dello spettacolo?

Solitamente dopo lo spettacolo non parlo con gli attori. Preferisco riflettere e far sedimentare le impressioni a caldo per poi tradurle in un bilancio più equilibrato volto ad eventuali miglioramenti ed evoluzioni.

 

 

Michele Luongo
www.bluarte.it